Torus Topology

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Nassim Haramein has spent most of his life researching the fundamental geometry of hyperspace, studying a variety of fields from theoretical physics, cosmology, quantum mechanics, biology and chemistry to anthropology and ancient civilizations. Combining this knowledge with a keen observation of the behavior of nature, he discovered a specific geometric array that he found to be fundamental to creation and from which the foundation for his Unified Field Theory emerged.”Questo è il profilo di Haramin come appare sulla pagina Web The Resonance Project.

L’autore, nel paper What is the Origin of Spin  spiega che il potente motore che muove tutte le cose, dalle galassie alle particelle sub-atomiche, e le pone in moto circolare e le dota di momento angolare, non può che essere la gravità. Nel suo pensiero, (credo di aver capito,) si è radicata l’idea che l’accumulo di materia nello spazio, non solo modifica lo spazio-tempo, nel senso fino ad adesso inteso dalla teoria della Relatività Generale di Einstein, ma lo curva in modo da provocare oltre alla gravità anche lo spin.
We do so by formulating torque and Coriolis forces into Einstein’s field equations and developing a modified Kerr-Newman solution where the spacetime torque, Coriolis effect and torsion of the manifold becomes the source of spin/rotation. Thus, incorporating torque in Einstein’s stress energy term may lead to a more comprehensive description of the dynamic rotational structures of organized matter in the universe.” [28]

Figura 1.
Topological representation of the Haramein-Rauscher solution

Il modello teorico è senza dubbio affascinante e merita uno studio critico e scientifico adeguato, che io ovviamento non sono in grado di fare, ma la cosa che mi ha colpito della pagina e stata l’immagine in movimento (qui a sinistra) che è la rappresentazione topologica della soluzionei Haramein-Rauscher della equazione di campo.

L’immagine, che ho leggermente modificato facendola girare al contrario rispetto all’originale, mi ha riportato immediatamente col pensiero alla Figura 8 del capitolo Macchie solari e Campo magnetico.

Figura 2.
Elaborazione della immagine Photospheric velocity field del capitolo Macchie solari e Campo magnetico
Elabolando l’immagine con un semplice programma grafico ( GIMP, per la cronaca), ho ottenuta l’immagine che possiamo vedere alla destra: La analogia fra le due immagini é formidabile se si interpretano nel seguente modo: Dobbiamo immaginare che tutta l’immagine di Figura 1 ruoti sull’asse verticale in direzione Ovest-Est alla stessa velocità di rotazione della superficie solare, cioè compiendo un giro ogni 27 giorni circa. Un osservatore che si ponga in orbita eliostazionaria, cioe che ruoti solidale con l’asse, osserverà il frame del doppio toro fermo nella posizione in cui lo vediamo sullo schermo. Immaginiamo che le piccole sfere blu che si muovono in direzioni opposte sui meridiani del doppio toro, compiano un ciclo completo in 11 anni, e rappresentino,  il punto di uscita dal nucleo delle linee di campo magnetico, che partendo da un emisfero, si richiudono su quello inferiore formando un toro.

Figura 3.
La figura mostra le linee magnetiche del campo toroidale che escono perpendicolari alla superficie solare e compiono un ciclo completo in 22 anni compiendo 2 inversioni di polarità.

Un campo magnetico quindi, di forma toroidale, che ruoti alla velocità con cui ruota la zona equatoriale del sole, le cui linee di campo escono (ed entrano) nel nucleo solare prima dalle regioni polari, e poi  progressivamente scendono verso le zone equatoriali nell’arco di un ciclo di Hale,  invertendo la sua polarità nel ciclo successivo. come rappresentato schematicamente in figura 3.

Questa comportamento del campo magnetico renderebbe plausibile interpretare la  figura 2 come la traccia che l’asse del campo magnetico produce sulla superficie solare nell’arco del ciclo di 22 anni, come si è supposto nel capitolo Macchie solari e Campo magnetico,
L’ipotesi è azzardata? non lo so perchè non ho idea se la rappresentazione di Figura 1 possa essere interpretata in questo modo, probabilmente bisognerebbe chiedere a Haramein di aiutarci in tale impresa, ne so se la rappresentazione che ho immaginato in figura 3 sia fisicamente plausibile.

Nel frattempo però ho scoperto che campi magnetici toroidali, forse anche più complessi di quello qui descritto sono stati identificati  in un  certo numero di stelle:  una di queste e la τ Scorpii, nella costellazione dello scorpione.

Figura 4.
Closed magnetic field lines of the extended magnetic configuration of τ Sco, The star is shown at phases 0.25 (left-hand panel) and 0.83 (right-hand panel). Note the warp of the magnetic equator and the additional networks of closed loops around phase 0.65 (mostly visible on the right-hand side of the right-hand panel).

Nell’articolo The surprising magnetic topology of τ Sco: fossil remnant or dynamo output? [29], da cui è stata tratta l’immagine di Figura 4, si legge:

Figura 5.
Un’altra immagine del campo magnetico di τ Scorpii ricostruito attraverso la tecnica di Zeeman-Doppler imaging

“Despite the slow rotation rate of τ Sco, we none the less succeed in reconstructing the large-scale structure of its magnetic topology.We find that the magnetic structure is unusually complex for a hot star, with significant power in spherical-harmonic modes of degree up to 5. The surface topology is dominated by a potential field, although a moderate toroidal component is probably present. We fail to detect intrinsic temporal variability of the magnetic structure over the 1.5-yr period of our spectropolarimetric observations (in agreement with the stable temporal variations of the UV spectra), and infer that any differential surface rotation must be very small.  The topology of the extended magnetic field that we derive from the photospheric magnetic maps is also more complex than a global dipole, and features in particular a significantly warped torus of closed magnetic loops encircling the star (tilted at about 90◦ to the rotation axis), with additional, smaller, networks of closed-field lines. This topology appears to be consistent with the exceptional X-ray properties of τ Sco and also provides a natural explanation of the variability observed in wind-formed UV lines. Although we cannot completely rule out the possibility that the field is produced through dynamo processes of an exotic kind, we conclude that its magnetic field is most probably a fossil remnant from the star formation stage.”

Questo e tutto, per ora, e mi sembra molto, perchè con questa nuova ipotesi il modello di dinamo solare e di formazione delle macchie che ho formulato in queste pagine inizia a prendere un contorno molto ben definito e, almeno qualitativamente, consistente con i dati osservativi.

Vorrei concludere con due ulteiori osservazioni:

1- La soluzione di Haramein-Rauscher delle equazioni di campo con i dati fisici, del nostro nucleo solare, dovrà confermare la ipotesi di rotazione toroidale del campo solare con le caratteristiche descritte in questa pagina,

2- Una analisi della superficie del solare con la tecnica di imaging Zeeman-Doppler non riuscirebbe nel nostro caso a definire la forma del campo poiché, come abbiamo supposto, esso resta confinato all’interno della superficie solare tuttavia sarà necessario trovare altre vie per confermare l’ipotesi della presenza al’interno del nostro sole di un nucleo e del suo campo magnetico toroidale.

Diamoci da fare perché la strada è ancora lunga!

Poiché sto pensando di tradurre questo sito in inglese, per aumentane la visibilità e magari metterlo in evidenza  a Haramein e a chiunque altro potrebbe essere citato direttamente o indirettamente tirato in ballo da queste pagine, sarebbe graditissimo l’aiuto di un buon traduttore che  si impegni con me in questa titanica impresa!  (ovviamente attirato solo dall’amore per l’avventura e non dal compenso).

Un saluto e un ringraziamento a tutti.

Torna al capitolo Macchie solari e Campo magnetico.

torna al capitolo L’inizio.

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2 pensieri riguardo “Torus Topology

    diddi ha detto:
    08/01/2016 alle 11:00

    Ogni pagina di questo sito colpisce e può diventare il punto di partenza per una ricerca appassionante. Questa pagina in particolare. La somiglianza dell’immagine del doppio toro di Haramein con il Sole è sconvolgente. Cercando di studiare Haramein mi sembra di aver capito che quell’immagine (il doppio toro come superficie che delimita un vortice sferico con due getti polari e un flusso a spirale nel piano equatoriale) è la struttura fondamentale dell’Universo che si ripete a tutte le scale: il protone, il sistema solare, la galassia. Vorrei qui segnalare un simpatico video (https://www.youtube.com/watch?v=yHo1zoxmAkM) che mostra come il concetto di particella come doppio toro è plausibile e intuitivo. Questa stessa ipotesi delle particelle come doppi tori l’ho trovata nell’opera “The ether and its vortices” scaricabile qui (https://www.idrive.com/idrive/sh/sh/f7n5n5a8u5) di Carl Frederick Krafft, un autore quasi sconosciuto di cui si può trovare qualche informazione qui (https://web.archive.org/web/20150709155902/http://users.navi.net/~rsc/krafft.html). Questa divagazione si ricollega al tema di questo sito, perché Krafft riporta la teoria di Hermann Fricke (https://de.wikipedia.org/wiki/Hermann_Fricke_(Physiker)) sull’interno del Sole e anche questa è una teoria di Sole freddo! Questa teoria si trova nell’opera “Ether and matter” scaricabile qui (http://pyramidal-foundational-information.com/file_download/153/Ether+and+Mater+by+Carl+Krafft.pdf)
    L’etere non è un misterioso mezzo in cui la materia è immersa, ma è l’unica cosa che esiste, essendo la materia costituita da vortici dell’etere e tutti i principali concetti della fisica e della chimica diventano intuitivi e comprensibili con la teoria dell’etere.
    Secondo me l’etere non è una ipotesi assurda, ma la naturale conseguenza della quantizzazione dell’energia a cui corrisponde la quantizzazione delle lunghezze d’onda e quindi dello spazio. L’etere che si comporta come un fluido è dovuto al fatto che lo spazio su distanze dell’ordine della scala di Plank (https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_di_Planck) deve essere discreto, cioè composto da entità piccolissime come un fluido.
    Ovviamente tutto questo discorso è probabilmente solo una sciocchezza, ma se non fosse così? Se il grande passo che la scienza dovrebbe fare fosse invece un passo indietro?
    Ciao e grazie per questo bellissimo sito!

      alternativescience ha risposto:
      10/01/2016 alle 23:55

      Leggo che anche tu hai i miei stessi dubbi: “..e se non fosse tutta una sciochezza?” Lo scopo di queste pagine, che oramai scrivo da tempo, è proprio questo: sollecitare la riflessione e invitare quelli che hanno il dono della conoscenza scientifica ad approfondire e ad aiutarmi a capire. Grazie per le segnalazioni. Ho scaricato un po di materiale che leggerò volentieri.

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