Struttura della oscillazione da 1 a 140 uHz del vento solare

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Sul numero di settembre 1995 della rivista Physics Today apparve un articolo, secondo me molto interessante dal titolo: Is the Answer Blowing in the Solar Wind? [12], che fa riferemento ad un caso, abbastanza comune in fisica, di quello che gli americani chiamano serendipity, cioe la scoperta fortuita di qualcosa, fatta nel tentativo di scoprirne un’altra.

Un gruppo di ricercatori della Bel Labs, infatti, nel tentativo di collegare la serie di guasti di alcuni satelliti per telecomunicazioni alle tempeste di ioni prodotti dalle macchie solari, sono incappati in una scoperta eccezionale.

Come si legge nell’articolo originale: Propagation of solar oscillation through the interplanetary medium, [8] pubblicato sulla rivista NATURE, le analisi fatte sul vento solare, dimostrano inequivocabilmente l’esistenza di una struttura periodica oscillatoria nell’intensità delle varie componenti del vento solare. Si legge infatti nell’abstract:

spectrum2

…“L’analisi dei flussi interplanetari di particelle cariche misurati dalle sonde Ulisses e Voyager rivelano molte componenti periodiche. Da 1 a 104uHz, le componenti spettrali sono consistenti con quelle stimate (ma non confermate) delle delle oscillazioni dei modi-g del Sole: Da 1000 a 4000 uHz, le lineee spettrali coincidono strettamente con con le frequenze conosciute dei modi-p solari. Queste concordanze implicano che il vento solare e il campo magnetico interplanetario trasmettono le oscillazioni solari e che quindi potrebbero essere usati per testare la stuttura interna del Sole. ”

La cosa è estremamente interessante perché, mentre i modi p sono stati evidenziati e misurati con estrema precisione utilizzando tutte le tecniche messe a punto dalla eliosismologia, per i modi g non esiste tuttora un metodo abbastanza sensibile di misura, e quello scoperto da Lanzerotti et al.potrebbe essere un ottimo candidato.

Poiché nel nostro modello immaginiamo che il nucleo sia il motore del campo magnetico e la sorgente delle radiazioni prodotte dal Sole è logico immaginare che la periodicità del vento solare sia accoppiato alle pulsazioni radiali del nucleo, i modi g, o alla variazione del campo magnetico prodotte dal nucleo stesso.

Le frequenze strutturali del vento solare, prodotte nel nostro modello dall’attività del nucleo, sarebbero quindi legate alla massa e alla densità del nucleo e quindi utilizzabili per fornire una stima di questi parametri. la discrepanza, eventuale, fra i modi g rilevati con questo metodo e quelli calcolati utilizzando i parametri fisici del modello standard, darebbe indicazioni utili sul nucleo solare.

C’è qualcuno che vuol provare a lavorare su questa ipotesi?

Si tenga conto che l’articolo di cui si parla, [8] è basato sulla riduzione di dati acquisiti nel 1985 dal Voyager-II e nel 1992-94 dall’Ulisses: Probabilmente da allora molti altri dati da analizzare potrebbero essere utilizzabili per perfezionare le misure fatte allora. Sarebbe interessante se qualcuno ripetesse l’analisi dati utilizzando le nuove misure!

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